martedì 20 ottobre 2020


Vernazza provincia della Spezia in Liguria.  Le ipotesi sulle origini del nome Vernazza è divisa tra chi crede possa derivare dall'aggettivo latino verna, cioè " il cui significato sta per “indigeno, del luogo”.", ad indicare la provenienza del vino locale prodotto dai contadini del borgo: la Vernaccia, e chi protende a Vulnetia ad indicare la fondazione di Vernazza da parte di schiavi liberati della romana Gens Vulnezia. Il "Castrum Vernatio" venne nominato per la prima volta nel 1080 in un documento citante l'abitato di Vernazza, a testimonianza del carattere difensivo del paese e quale base marittima dei marchesi Obertenghi, probabile punto di partenza delle navi in difesa dai Saraceni. Nel XII secolo Vernazza fu utilizzata come base per la conquista della Liguria di levante da parte di Genova, e a partire dal 1209 il borgo fu sottomesso alla potenza marinara con la consegna del castello e con un atto di fedeltà compiuto dalle più importanti e ricche famiglie del luogo che si impegnavano di ubbidire a Genova. I secoli XVI e XVII segnano per Vernazza, oltre che per gli altri villaggi delle Cinque Terre, un periodo di declino, con forti ripercussioni negative sulla produzione di vino, da sempre tipica della zona, e sulla pesca. Nel periodo ancora successivo e, in modo particolarmente evidente, nei primi 50 anni del 1800, gli abitanti di Vernazza iniziarono ad ampliare le terrazze su cui veniva coltivata la vigna, la produzione di vino aumentò sensibilmente, e così la vita commerciale del paese. Negli stessi anni iniziò la costruzione della linea ferroviaria Genova-La Spezia, situazione che portò alla fine del secolare isolamento degli abitanti delle Cinque Terre. Questa situazione migliorò sempre più mano a mano che si intensificavano i rapporti commerciali e lavorativi con la città di La Spezia, in rapido sviluppo grazie al porto e all’attività militare ad esso collegata, oltre che alla crescente fama del luogo dal punto di vista turistico. Nel 1997, insieme a Portovenere e alle isole del Golfo dei Poeti (Palmaria, Tino e Tinetto), le Cinque Terre sono state dichiarate Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Dal 1999, inoltre, è stato istituito il Parco Nazionale delle Cinque Terre, un riconoscimento più che dovuto alla straordinaria bellezza di queste località, tramite il quale le varie amministrazioni riescono sempre più a migliorare, oltre che i servizi di base, anche le varie attività legate al turismo. A Vernazza oggi le principali attività sono appunto legate al turismo, data la straordinaria affluenza di visitatori, ma la pesca e la coltivazione dell’ulivo e della vigna continuano, testimoniando così la forza di una tradizione vecchia di secoli. La chiesa di Santa margherita d'Antiochia risale al 1318 anche se prima vi era un predecente edificio religioso risalente all'XI secolo. A causa di una violenta mareggiata la prima chiesa viene distrutta e ricostruita grazie ai Magistri Antelami. La prima chiesa probabilmente aveva tre navata ed era in stile medioevale e tre absidi. Tra il sedicesimo e diciassettesimo secolo la chiesa subì un profondo mutamento di ristrutturazione compresa la facciata. Da stile romanico passò a barocco e fu innalzata la torre campanaria ottagonale di 40 metri.

lunedì 19 ottobre 2020


Bologna, capoluogo della regione Emilia e Romagna. LE DUE TORRI (simbolo della città), entrambe pendenti, sono situate all'incrocio tra le vie che portavano alle cinque porte dell'antica cerchia di mura "dei torresotti". La più pendente delle due torri, la Garisenda, fu citata più volte da Dante, nella Divina Commedia e nelle Rime, a riprova del suo soggiorno a Bologna. Le due torri furono oggetto della omonima poesia di Giosuè Carducci contenuta nelle Odi barbare. I nomi di Asinelli (la maggiore) e Garisenda (la minore) derivano dalle famiglie a cui tradizionalmente se ne attribuisce la costruzione, fra il 1109 ed il 1119. In realtà la scarsezza di documenti risalenti ad epoche così remote rende meno certa l'origine delle torri: per quello che riguarda la famiglia degli Asinelli, ad esempio, vengono citati in associazione alla famosa torre per la prima volta solo nel 1185, quasi settant'anni dopo la data presunta di costruzione. Si ritiene che l'Asinelli inizialmente fosse molto più alta (i muri in cima sono di uno spessore che permetterebbe l'innalzamento di altri 20-25 metri) la sommità che vediamo oggi è dovuta a un rifacimento di epoca Bentivogliesca (1488) che la ridusse agli attuali 97,2 m (con uno strapiombo di 2,2 m). Il Comune ne divenne il proprietario nel XIV secolo e la utilizzò come prigione e fortilizio. Negli stessi anni intorno alla torre fu realizzata una costruzione in legno, posta a trenta metri da terra e unita con una passerella aerea (distrutta da un incendio nel 1398) alla Garisenda. Si dice che la costruzione fosse voluta da Giovanni Visconti, Duca di Milano, per tenere meglio d'occhio il turbolento Mercato di Mezzo (oggi via Rizzoli) e poter sedare per tempo eventuali rivolte. All'epoca i Visconti avevano preso il potere in Bologna in seguito alla decadenza della Signoria dei Pepoli, e quindi erano invisi alla popolazione.

domenica 18 ottobre 2020


Castello di Meleto, comune di Gaiole in Chianti, provincia di Siena regione Toscana. Situato su una collina che domina la valle del Massellone, a 2 km da Gaiole in Chianti, lo storico ed elegante Castello Di Meleto offre camere e appartamenti con arredi in stile toscano. Nel cuore del Chianti, tra Siena e Firenze, sorge il Castello di Meleto, una dimora storica imponente, un'azienda agricola che produce vino prelibato ma, soprattutto, un luogo incantato dove regalarsi momenti indimenticabili tra passato e presente. Oggi agriturismo di grande charme, il Castello di Meleto domina la valle del torrente Massellone. La costruzione risale, nelle sue parti più antiche, all'anno Mille. Il Castello apparteneva ai Monaci Benedettini e successivamente è diventato di proprietà della Famiglia Ricasoli che dopo esserne entrata in possesso nel 1200, ha ampliato la costruzione nel 1700 e l'ha trasformata in una splendida residenza di campagna. Dal 1968 la proprietà è della Viticola Toscana Spa, un'azienda agricola con splendidi vigneti specializzati nella produzione del vino Chianti Classico DOCG. Il castello è circondato da sei belle case coloniche, ristrutturate accuratamente nel 2000, mantenendo inalterato lo stile rustico toscano ed utilizzate per agriturismo. Ogni casa dispone di giardino privato o terrazza e si affaccia direttamente sulla campagna, immersa nel verde dei vigneti e oliveti. Tra un assaggio di buon vino e uno della cucina tipica, è bello rilassarsi in una delle due splendide piscine e lasciarsi inebriare dai profumi delle viti e degli ulivi, dei ginepri e delle ginestre. Nei sotterranei del Castello, vero monumento storico, un'affascinante enoteca permette di degustare i vini, l'olio extravergine di oliva biologico e i salumi di Cinta Senese provenienti dall'allevamento allo stato brado. E' possibile organizzare al Castello banchetti in stile rinascimentale e medievale nella suggestiva cornice delle sale affrescate. Inoltre, tutti i giorni sono possibili visite guidate del piano nobile del Castello, del teatrino settecentesco, dei sotterranei con le antiche cantine, prigioni e vie di fuga, per vivere a 360° un'esperienza unica e indimenticabile in un vero Castello del Chianti. Il Castello con la sua atmosfera magica e i suoi mille passaggi segreti è inoltre, una location particolarmente suggestiva per matrimoni da favola. Gli sposi potranno scambiarsi le loro promesse eterne circondati da uno charme unico e con un banchetto fiabesco, un vero salto indietro nel tempo. A loro disposizione per la prima notte di nozze, come gentile omaggio del Castello di Meleto, la camera Virginia nel Piano Nobile li accoglierà per una indimenticabile prima notte per nozze da favola nel cuore del Chianti.

sabato 17 ottobre 2020


Camogli, provincia di Genova, della regione Liguria. Basilica di Santa Maria Assunta. La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta è stata insignita del titolo di Basilica minore il 18 novembre 1988, anno mariano, dal pontefice Giovanni Paolo II. Il tempio sorge sullo sperone roccioso dell'Isola ed è il risultato di innumerevoli trasformazioni ed ampliamenti dell'originaria cappella del castello intitolata a S. Maria, la cui presenza agli inizi del XII secolo è testimoniata da alcuni documenti. L'attuale configurazione è il risultato di un radicale ingrandimento che risale al 1845 quando furono edificate le due facciate, quella con l'ingresso principale rivolto verso l'abitato dell'Isola e l'altra domina la monumentale scalinata che collega il sagrato con la sottostante Piazza Colombo. L'interno a tre navate in stile barocco classicheggiante è ricco di ori, stucchi, marmi policromi, messi in risalto dai lampadari. Lo schema decorativo unitario fu progettato dall'architetto Dufour mentre gli affreschi furono realizzati da Nicolò Barbino e Francesco Semino. Importanti opere scultoree e pittoriche eseguite da autori di scuola genovese (Francesco Maria Schiaffino, Francesco Ravaschio, Luca Cambiaso, Domenico Fiasella, Bernardo Castello) ornano gli altari laterali. Sull'altare maggiore è collocata la statua lignea dell'Assunta opera di Bernardo Schiaffino. La sacrestia è in barocco chiavarese e risale al 1790 vi è posta la tela di Luca Cambiaso raffigurante la Deposizione. Di grande pregio è anche l'organo costruito nel 1873 dal pavese Luigi Lingiardi, restaurato nel 1988. Il sagrato è realizzato con la tecnica del "risseu", un tempo molto usata nei borghi di mare. Si tratta di sassi bianchi e grigi raccolti sulla spiaggia e sapientemente collocati a formare disegni e figure geometriche. Sulla parete di un'abitazione prospiciente il sagrato è stato collocato nel 2006 un murale in ceramica opera dell'artista Alessia Ratti raffigurante l'"Isola" nel 1518.

venerdì 16 ottobre 2020


Gaiole in Chianti, località Coltibuono, provincia di Siena, regione Toscana.  Badia di San Lorenzo. Si hanno notizie di una chiesa fin dal X secolo e precedentemente di un oratorio dedicato a San Lorenzo, ma i documenti ci attestano che l’abbazia che oggi vediamo è stata edificata nel 1037 e consacrata solo nel 1049. Costituisce una delle più significative testimonianze del romanico nel Chianti. Essa sorge in una zona strategicamente e politicamente importante, ai confini dei contadi di Firenze, Siena e Arezzo, in un’area dominata a lungo dalla potente consorteria feudale dei Firidolfi Ricasoli, i quali furono fondatori e patroni del monastero. L’edificio religioso, il cui nome in latino significa “buon raccolto”, viene donato a Giovanni Gualberto, monaco che dà vita al movimento dei Benedettini riformati di Vallombrosa, e sin dal 1095 viene inserito nei possedimenti dell’ordine Vallombrosano. Durante il XII secolo, l’abbazia si arricchisce costantemente grazie a lasciti e donazioni e giunge a controllare numerosi altri centri religiosi della zona. Dal 1239 passa sotto la protezione della repubblica di Firenze e nel 1488 viene data in commenda, insieme alla Badia a Passignano, al cardinale Giovanni de’ Medici, il futuro papa Leone X. L’edificio attuale ha una pianta a croce latina e si sviluppa su un’unica navata che termina nell’abside semicircolare. La copertura del tetto non presenta più le originali capriate a vista ma volte a botte, risalenti al XVIII secolo, epoca in cui l’abbazia viene notevolmente modificata. Sopra il transetto è eretta una singolare cupola ottagonale, che all’esterno appare racchiusa da una massiccia struttura cubica, tipo pagoda, accanto al possente campanile merlato dal carattere più militare che religioso. All’interno, sotto l’altare maggiore, sono conservati i resti del Beato Benedetto Ricasoli che, divenuto monaco, visse in realtà in un eremo detto “Castellaccio”, non lontano dalla badia. All’esterno l’edificio risulta privo di qualsiasi elemento scultoreo, come la maggior parte delle fabbriche vallombrosane. Sulla destra della chiesa si sviluppano gli ambienti anticamente adibiti a monastero. Nel 1810, al tempo delle soppressioni napoleoniche, la chiesa viene ridotta a parrocchia e l’intera struttura viene trasformata in villa-fattoria. Da quel momento si registrano numerosi passaggi di proprietà con vicende anche molto rocambolesche fino all’arrivo della famiglia Stucchi Prinetti, attuale proprietaria dei terreni, dell’azienda vinicola e dell’agriturismo Badia a Coltibuono. Da aprile a ottobre vengono organizzate visite guidate pomeridiane all’interno dell’ex monastero e della cantina, mentre la chiesa è aperta tutto l’anno per le funzioni domenicali e dei giorni festivi.

giovedì 15 ottobre 2020


Napoli regione Campania. La BASILICA REALE PONTIFICIA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA. La Basilica Reale Pontificia di San Francesco da Paola è tra le più caratteristiche e celebri chiese di Napoli; è situata al centro del lato curvo di piazza del Plebiscito, davanti al Palazzo Reale: si tratta della più importante chiesa italiana del periodo neoclassico. Nel 1809 Gioacchino Murat ordinò la demolizione degli antichi conventi del "Largo di Palazzo", attuale piazza del Plebiscito, e bandì un pubblico concorso per la realizzazione di una nuova piazza. All'architetto Leopoldo Laperuta fu affidata la costruzione dell'ampio portico a emiciclo sorretto da 38 colonne giganti di ordine dorico; esso doveva fronteggiare Palazzo Reale e rifarsi alla tradizione antica delle piazze porticate, luogo delle attività politiche, economiche, sociali e culturali della città.Nel 1815 il re Ferdinando I delle Due Sicilie decise l'edificazione della basilica come ringraziamento a san Francesco di Paola per la riconquista del regno: nel 1817 fu indetto un nuovo concorso, che fu vinto dall'architetto svizzero Pietro Bianchi di Lugano, il quale mostrò nella realizzazione della nuova chiesa grandi qualità ingegneristiche, attestate dalla solidità dell'opera e dall'intelligenza delle soluzioni tecniche. I lavori furono ultimati nel 1824, ma solo nel 1836 la chiesa venne inaugurata da Papa Gregorio XVI, che le conferì il titolo di Basilica Pontificia, la rese indipendente dalla Curia Arcivescovile di Napoli e concesse il privilegio ai suoi ministri di officiare con l'altare rivolto verso i fedeli. La chiesa, per la sua forma circolare, ricorda il Pantheon di Roma. La facciata è preceduta da un pronao formato da sei colonne e due pilastri di ordine ionico, che reggono un architrave sul quale è scolpita una  dedica. Il pronao è sormontato da un timpano classicheggiante ai cui vertici sono collocate le statue raffiguranti la Religione, tra San Francesco di Paola a sinistra, titolare della chiesa, e San Ferdinando, a destra, in onore del re Ferdinando. Il pronao è accessibile sia dal porticato, che dalla scalinata che sale dalla piazza. Nel porticato si trovano le statue delle quattro virtù cardinali e delle tre virtù teologali, mentre ai lati della scalinata avrebbero dovuto essere collocate due statue raffiguranti la Pietà e la Costanza, che simboleggiavano le virtù manifestate dal re e da Ferrante d'Aragona: al loro posto si decise invece di collocare le due statue equestri nella piazza, raffiguranti il re Ferdinando (opera di Antonio Canova) e il padre, Carlo III di Spagna (opera di Antonio Calì). La chiesa è sormontata da tre cupole: quella centrale, alta 53 metri, è stata costruita su un alto ed ampio tamburo. Si entra in un atrio, fiancheggiato da due cappelle; in quella a destra vi è un'opera giovanile di Luca Giordano, con Sant'Onofrio Orante. Al centro la rotonda, dal diametro di 34 m, è coperta dalla cupola sorretta da 34 colonne di ordine corinzio alte 11 m e con fusti in marmo di Mondragone, alternate ad altrettanti pilastri. Sopra il colonnato vi sono le tribune di corte e, lungo le pareti, da destra, otto statue: San Giovanni Crisostomo opera di Gennaro Calì, Sant'Ambrogio di Tito Angelini, San Luca di Antonio Calì, San Matteo, di Carlo Finelli, San Giovanni Evangelista, di Pietro Tenerani, San Marco di Giuseppe de Fabris, Sant'Agostino di Tommaso Arnaud e Sant'Attanasio di Angelo Solani. Agli altari delle cappelle si trovano, da destra, i seguenti dipinti: San Nicola da Tolentino e San Francesco di Paola che riceve da un angelo lo stemma della carità, di Nicola Carta, l'Ultima comunione di San Ferdinando di Castiglia di Pietro Benvenuti, il Transito di San Giuseppe di Camillo Gerra, l'Immacolata e morte di Sant'Andrea Avellino di Tommaso de Vivo. Di fronte all'ingresso è l'altare maggiore, opera di Anselmo Cangiano del 1641, qui trasferito nel 1835 dalla chiesa dei Santi Apostoli, ricco di lapislazzuli e di pietre preziose. Ai lati due Angeli Teofori in cartapesta dorata. Nell'abside San Francesco di Paola resuscita il nipote morto, tela di Vincenzo Camuccini. Nella sagrestia, l'Immacolata di Gaspare Landi e la Circoncisione di Antonio Campi.

mercoledì 14 ottobre 2020


Torino, capoluogo di provincia del Piemonte. Il SANTUARIO DELLA CONSOLATA  o secondo la denominazione ufficiale, Chiesa di Santa Maria della Consolazione, è una basilica cattolica ubicata a ridosso della via omonima ed è uno dei luoghi di culto più antichi di Torino. Dedicato a Maria, invocata con il titolo di "Consolatrice" è considerata il più importante santuario della città e dell'Arcidiocesi di Torino, oltre che un vero capolavoro del barocco piemontese. Alla sua costruzione si dedicarono i più illustri nomi dell'architettura, quali Guarino Guarini, Filippo Juvarra e Carlo Ceppi. Il santuario fu anche abituale luogo di preghiera di numerosi santi sociali piemontesi e ha la dignità di Basilica minore.