La chiesa,
oggi frutto di una ricostruzione novecentesca, nasce tra 1648 e il 1656 su
progetto di Carlo Morello per conto della Confraternita della Santissima
Annunziata lungo via Po, l'asse del nuovo ampliamento della città. Inizialmente
l'edificio si presentava con una pianta a navata unica e priva di portici in
facciata in continuità con la via. Il fabbricato verrà ampliato poco dopo
(1693) con l'ingrandimento del coro e l'aggiunta di due cappelle laterali. Nel
settecento la chiesa si arricchisce di importanti opere d'arte come l'altare
maggiore di Bernardo Vittone e la macchina processionale in legno realizzata su
disegno del Beaumont da Giuseppe e Stefano Maria Clemente e l'altare e relativa
balaustra della cappella dell'Addolorata, opera di Francesco Martinez, nipote
di Simone Martinez. La costruzione vedrà la sua facciata completata solo nel
1776 dallo stesso Francesco Martinez, a cui nell'Ottocento verranno aggiunti i
portici per adeguarsi alla conformazione della via.
domenica 5 luglio 2015
Fiumedinisi. prov. di Messina, regione Sicilia.
La Chiesa di
San Pietro, fu edificata presumibilmente nel XII sec., e nel XVI sec. fu Chiesa
San Pietro notevolmente ingrandita e particolarmente abbellita, tanto da
contendere il primato alla Chiesa Madre. È qui che possiamo ammirare il
prezioso marmo porfirico, nella realizzazione degli stipiti e dell’architrave
della porta laterale destra. Un documento del 1594, vuole la chiesa
amministrata da un parroco, da tre Chierici e due sacerdoti sottoministranti.
Le opere d’arte, le rifiniture e il tesoro della chiesa, non è da meno di
quello della chiesa madre, ma l’elemento che ha un’importanza storica maggiore,
è sicuramente il suo Campanile.
sabato 4 luglio 2015
Pozzuoli, prov. di Napoli, regione Campania.
La Chiesa di
Santa Maria delle Grazie è la più antica parrocchia della diocesi di Pozzuoli
edificata nel 1624. Anticamente aveva competenza su un vastissimo territorio,
che comprendeva: Pozzuoli, Agnano, Bacoli, Bagnoli, Licola, Miseno e Monte di
Procida. A seguito della creazione di altre parrocchie in queste zone, l'area
di competenza di Santa Maria delle Grazie oggi si è ridotta solo ad una parte
del centro della città.
Fiumedinisi, prov. di Messina regione Sicilia.
Nel VII sec.
a.C. i coloni greci Calcidesi, attratti dai giacimenti minerari, fondarono, su
un’altura nei pressi dell’attuale centro abitato di Fiumedinisi, la colonia di
Nisa, e diedero al fiume del luogo il nome di Chrysorhoas (Aurea Corrente). In
epoca normanna il centro abitato fu trasferito presso l’attuale sede con il
nome di “Flumen Dionisyi”. In questa valle, nel 1197, trovò la cagione della
sua morte l’imperatore Enrico VI Hohenstaufen, padre di Federico II (lo “Stupor
Mundi”). Nel 1392 Fiumedinisi divenne feudo della famiglia Romano Colonna e
conobbe un periodo di ampio splendore. Durante la rivolta antispagnola di
Messina del 1674-78 Fiumedinisi rimase fedele alla Corona e i messinesi videro
in Fiumedinisi il “Paese più nemico di Messina”. (Laloy). Per questo motivo il
paese fu saccheggiato dai messinesi i quali depredarono ovunque, “commettendo
sulla popolazione eccessi inenarrabili”. (Galati). La ricostruzione avvenne per
opera del Re Carlo II il quale espresse la sua “reale gratitudine” con un messaggio
ancora oggi leggibile su una lapide posta sul prospetto principale della chiesa
Matrice. Fiumedinisi fu pesantemente colpito dalla epidemia di peste del 1743 e
profondamente devastato dalla tremenda alluvione del 1855 la quale causò la
perdita di importanti strutture produttive tra le quali la fabbrica di Mussola,
che dava lavoro a più di mille persone, e la fonderia mentre lo stabilimento
cartaceo di S. Giorgio subì dei danni. Fino agli inizi degli anni 60 dello
scorso secolo a Fiumedinisi era attiva l'estrazione mineraria.
venerdì 3 luglio 2015
Casalnuovo di Napoli, regione Campania.
Palazzo Berlingieri Conosciuto con il nome di Palazzo Petagna, l’edificio s’impone sull’asse stradale con il suo sviluppo longitudinale e non passa inosservato a chi percorre il corso principale di Casalnuovo, anche se privo dei suoi originari ornamenti. Prime notizie di un palazzo baronale ubicato nel “Casale novo”, sull’antica strada che conduceva a Benevento, si rilevano dalla Santa Visita del 1543, in cui è indicato come “lo castello” e di proprietà del Barone don Leonardo Como, la cui casata deteneva la signoria di Casalnuovo dal 1499. Il casale fu venduto nel 1747, al Barone Benedetto Farina che mantenne la signoria fino all’abolizione del feudalesimo nel 1806, in seguito passò ai Berlingieri, ultimi baroni del casale. Verosimilmente è al tempo della Baronia dei Berlingieri che si diede inizio all’erezione del nuovo palazzo Baronale sorto poco distante da quello antico di cui sono ancora rintracciabili alcuni elementi, quale il portale d’ingresso. Il nuovo edificio, dalle tipica architettura ottocentesca di palazzo nobiliare, segue schemi già consolidati nel settecento: s’imponeva con la sua grande volumetria sull’asse principale del Casale, un grande androne immetteva e lasciava intravedere dall’esterno il lussureggiante giardino retrostante, che, venduto poi alla famiglia Fontana, fu oggetto di lottizzazione con la realizzazione di edilizia residenziale. Descrizione L’edificio, residenza dei baroni di Casalnuovo, si sviluppa su due livelli; il primo si compone di un piano terraneo e un ammezzato, presentando in mezzeria un portale in piperno, il secondo era destinato alla residenza nobiliare. L’ampio androne d’ingresso voltato a botte, immette in un cortile che in passato si apriva in un rigoglioso parco. Il prospetto principale presenta tipiche forme stilistiche ottocentesche; la massiccia volumetria è scandita dal ritmo dei balconi in piperno sorretti da eleganti mensole decorate, mentre le originarie modanature che un tempo ornavano le ampie bucature sono state cancellate nel tempo. Fonti Bibliografiche: C. CICALA, Casali Novo Intus Arcora. Excursus storico, Manna. Palazzo Manna La sua struttura è ancora conservata quasi intatta , Corso Vittorio Emanuele (frazione Licignano), da vedere la piccola cappella dedicata a San Giuseppe annessa all'edificio.
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